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"Accenderemo scintille e fuochi
che ardono al caminetto
dei saperi (L.S.)"


PERCHE

PERCHE' NATURALMENTE IMPARO?

 
Perché NaturalMente Imparo?

In fondo, che cosa c’è di naturale nell’imparare?

Tutto. E niente.

Tutto: ogni bambino è naturalmente curioso. Quante domande ci pongono i bambini, soprattutto intorno ai tre anni di età? Quanti perché? E poi, per svariate ragioni, questa feconda curiosità si spegne.

Niente: ogni sapere calato dall’alto è tutt’altro che naturale. E crescono nei bambini e nei ragazzi i sintomi psicosomatici legati al malessere scolastico. Ogni insegnamento che non tenga conto dell'importanza del lavoro di interiorizzazione creativa dei materiali appresi, dei ritmi biologici e individuali dell'apprendimento, è destinato a risultare fallimentare o, quantomeno, a portare con sé emozioni negative, che prima o poi riaffioreranno con svariate possibilità di manifestazione.

È partendo da queste considerazioni che ho deciso di mettere insieme svariate discipline: tecniche di apprendimento efficace, strategie di memoria, coaching, PNL, Brain Gym®, Soul Voice®, rilassamento profondo, kinesiologia, arti creative e neuroscienze allo scopo di creare un ambiente per un apprendimento che si avvicini quanto più possibile al modo in cui il cervello di un bambino in età prescolare NaturalMente Impara. Per alcune di queste discipline ci avvarremo della consulenza e collaborazione di esperti certificati.

Un progetto ambizioso. Una sfida. Nella quale credo fermamente.

Lara Strada

CERVELLO E APPRENDIMENTO

CERVELLO E APPRENDIMENTO

Il cervello ha capacità straordinarie, ma non siamo nati con le istruzioni per l’uso. Forse il dono più grande che il nostro cervello ci offre è la capacità di imparare cose nuove ogni giorno.

Le più recenti ricerche mostrano che il cervello, come qualsiasi altro muscolo, cresce e si rafforza con l’uso. L’idea che l’intelligenza sia solo qualcosa di innato è stata ormai sorpassata dalle nuove conoscenze sulla plasticità del cervello, sulla possibilità di formare una quantità crescente di nuove connessioni neuronali, anche se i modi e i tempi cambiano a seconda dell'età, dell'abitudine all'apprendimento e di moltissime altre variabili. 

Impariamo ad imparare

Secondo Ramachandran, uno dei massimi neurologi mondiali e professore di nueroscienza e psicologia, ci troviamo di fronte a una rivoluzione scientifica di portata superiore a quelle copernicana, darwiniana e freudiana: la comprensione del cervello umano. Le scoperte in questo campo contribuiranno forse a colmare il divario tra la cultura scientifica e quella umanistica.

È proprio dalle neuroscienze e dalla bioingegneria che provengono alcune delle conoscenze più innovative nel campo dell’apprendimento. 

Grazie a:

- mnemotecniche
- mappe mentali 
- gestione del tempo dell'apprendimento
- conoscenza del funzionamento del cervello umano, sulla base degli studi più aggiornati
- strategie e tecniche per la gestione dell'ansia
- rilassamento profondo
- coaching motivazionale
- gioco con le arti e risveglio della creatività ,


è possibile migliorare il proprio rapporto con l'apprendimento di qualsiasi argomento. 

 


Articoli in primo piano

Articoli in primo piano

SFATIAMO I PREGIUDIZI: MOVIMENTO, SONNO E APPRENDIMENTO
2015-09-22 07:55:31 - Mente e cervello
SFATIAMO I PREGIUDIZI: MOVIMENTO, SONNO E APPRENDIMENTO

Se Bettina Brentano von Arnim avesse conosciuto quello che sappiamo oggi sul cervello umano, avrebbe potuto motivare le sue geniali intuizioni in merito all’educazione con il supporto delle neuroscienze e avrebbe avuto alcune forti argomentazioni a favore dei suoi metodi educativi dei figli di fronte al marito, cresciuto invece sotto l’egida di una severissima educazione prussiana. Forse si sarebbe potuta risparmiare molta fatica legata alle condizioni reali della vita quotidiana con ben sette figli, legata al conflitto, dovuto alla certezza da veggente del suo sentire e al mondo circostante, fatto di regole rigide e ferrea disciplina.

Secondo la biologa ed educatrice Carla Hannaford, strutture millenarie ci hanno abituati ad apprendere in silenzio, seduti, immobili per concentrarci e memorizzare. Continuiamo a pensare all’apprendimento come a una sorta di processo disincarnato. Tutto ciò è legato all’idea che il corpo, le sue sensazioni siano più “bassi”, meno umani, più simili al mondo animale. Quest’idea è anche alla base di tanta teoria e pratica dell’educazione che rendono l’apprendimento più faticoso e meno efficace di quanto potrebbe essere.

In realtà l’apprendimento, il pensiero, la creatività e l’intelligenza non sono processi della sola mente, ma del corpo nella sua interezza. L’apprendimento è un processo del tutto naturale, rinvigorito dalle nostre interazioni con gli altri, attraverso le nostre esperienze senso-motorie, in un’atmosfera di connessione e apprezzamento. Fino a che non comprenderemo tutto ciò, l’apprendimento sarà legato alla sopravvivenza, perciò difficile e asfittico.

Sia per quanto riguarda i bambini molto piccoli, sia gli adulti, l’essere attivi nel processo di apprendimento e coinvolti con l’intero corpo, è il modo migliore per mantenere viva e pronta la nostra intelligenza, ma anche per memorizzare con maggiore facilità. Ormai le neuroscienze dimostrano che il movimento e le esperienze sensoriali sono un terreno fertile per il continuo sviluppo e per la crescita del cervello nel corso dell’intera vita.

Non solo. Il Sonno, considerato nella tradizione, come il fratello Ozio, Padre dei Vizi, è invece il momento in cui si formano nuove connessioni sinaptiche, in cui rimettiamo ordine ai dati acquisiti e il cervello si ripulisce di tutti i residui tossici che si formano durante la veglia e che impediscono di pensare chiaramente.

In qualche modo ce lo diceva già Shakespeare:

"Il sonno innocente, il sonno che dipana
la matassa imbrogliata dell’ansia,
la morte d’ogni giorno di vita, il bagno
dell’amara fatica, il balsamo
degli animi feriti, la seconda portata
della grande natura, il nutrimento primo
nella festa della vita."


Ma vedremo meglio nei prossimi articoli che cosa succede esattamente.

Imparare a capire come funziona il cervello e adottare le strategie giuste per affrontare le difficoltà della vita, incluse quelle legate all’apprendimento è una delle nuove frontiere delle neuroscienze e dell’ingegneria biomedica.

Cercherò di tenervi aggiornati sulle novità e le scoperte che andrò incontrando in questo magnifico percorso.

Lara Strada

IMPARARE A VOLARE
2018-11-29 21:51:46 - Blog
IMPARARE A VOLARE

Eh sì, lettori, il tempo è giunto. Il tempo di ricominciare a scrivere. Avrei voluto raccontare due anni di istruzione familiare in un diario di bordo, una specie di resoconto “dal vivo” di ogni singolo passo, emozione, gioia, fatica. E invece, il tempo non c’è stato. Tutte le energie protese a pensare che cosa si sarebbe fatto il giorno dopo, come si sarebbe potuto risolvere un problema, come coinvolgere in maniera nuova e interessante le ragazze. 
 
Homeschooling: si parte!
 
Sì perché ho fatto la scelta della homeschooling e ho avuto due allieve: mia figlia e una sua amica, due personalità molto diverse e alcuni atteggiamenti di fondo simili: una ribellione silenziosa e inespressa, ma latente, che portava mia figlia ad ammalarsi in continuazione con febbri e febbriciattole, virus di passaggio, varie ed eventuali, fino ad arrivare a perdere circa un terzo di lezioni scolastiche ogni anno, e l'amica a chiudersi in un linguaggio felino durante le interazioni con i coetanei, a dispetto delle strabilianti capacità verbali e argomentative che dimostrava.
 
Beh, per affrontare un esame di terza media non ero da sola. Impensabile occuparmi anche dell’area matematico, scientifica e tecnica, con le stesse competenze con cui avrei potuto affrontare il resto. Così, ci siamo organizzati tra genitori e ci siamo suddivisi i compiti in base alle nostre conoscenze di settore più specifiche. Andrea si è occupato della matematica e della tecnologia, Dante delle scienze e del canto di Miriam, Annarita della grammatica italiana, Nicole della musica per Camilla e io di tutto il resto. 
 
 
Ma sei pazza?
 
Oh, già immagino le critiche: delirio di onnipotenza, pensare di fare tanto e di essere competenti in tutte quelle materie: lingua italiana, lingua straniera, letteratura, storia dell’arte, storia della musica... 

In realtà, abbracciare l’area umanistico linguistica da parte di un unico docente, ha avuto degli enormi vantaggi. Trasmettere alle ragazze l’idea che la cultura sia un tutt’uno organico, consente un’apertura mentale non indifferente nonché una riduzione del carico di studio notevole, perché il sapere non è frammentato tra docenti, epoche storiche, secoli diversi: un caos conoscitivo esorbitante. 
 
Un’educazione basata su troppe informazioni mal collocate e irrelate è antitetica ai risultati dei più recenti studi sull’apprendimento legati alle neuroscienze. Si possono fare anche tante cose, imparare anche molte nozioni, ma è fondamentale che siano ben collegate, ben strutturate
 
Ci hanno soccorso i “trucchi del mestiere”: dalle mnemotecniche alle mappe mentali, all'organizzazione dello studio, dei tempi e dello spazio di lavoro. 
 Ma, soprattutto, il lavoro specifico legato alle competenze disciplinari è stato solo una minima parte di questa impresa. L'aspetto più importante è stato piuttosto quello didattico, psicologico, motivazionale. La fatica maggiore è stata trovare ogni giorno il modo di incuriosire le ragazze, partendo dalle loro passioni individuali, per ampliarne gli orizzonti ed appassionarle ad aspetti dello scibile verso i quali prima c’erano disinteresse o un’attenzione simulata. 
Che dire di una figlia che, verso la fine della seconda media, riesce ad aprirsi alla propria verità interiore e mi confessa: “Mamma, a me la scuola fa schifo. Se faccio qualcosa, lo faccio solo per te, perché so che ci tieni. A scuola, se anche dovessi sparire, non se ne accorgerebbero nemmeno. A scuola sono uno zero assoluto, un vuoto totale”. 
 
No, grazie.
 
No, grazie. La figlia tredicenne filosofa esistenzialista e nichilista la lascio a chi ancora crede che ordine e disciplina siano gli unici metodi per ottenere dei risultati o che siano l’unica modalità di insegnamento da applicare a qualunque ragazzo e contesto.
 
E qui sfatiamo un altro mito: quello che noi genitori di homeschooler siamo tutti degli ingenui, che credono che si possa imparare senza fare fatica. Certo, esiste anche questo nell’universo sfaccettato dell’educazione parentale. Ma il mio approccio è stato diverso. Supportata dagli studi delle neuroscienze, ho cercato di unire alcuni metodi per rimuovere le emozioni negative legate all’apprendimento, con strategie per abituare le ragazze alla disciplina necessaria, alla fatica che occorre fare ogni volta che si immettono nel cervello nuove informazioni. Se il processo di apprendimento non è supportato da un catalizzatore motivazionale molto pragmatico (la risoluzione di problemi pratici e concreti, per i più piccoli, che potranno aprirsi alle meraviglie e ai brividi dell'astrazione quando il loro cervello sarà pronto) e una dimensione affettiva autentica e profonda, è effettivamente difficile imparare. 
 
Ma la motivazione è anche direttamente legata al senso di padronanza nei confronti del materiale di studio da parte degli studenti. Se il processo di apprendimento è troppo veloce e troppo nozionistico, le informazioni escono allo stesso modo in cui sono entrate. Quello che ne rimane è il senso dell’inutilità dello sforzo fatto. Se, invece, i pochi, piccoli, ma importanti tasselli del sapere sono collocati al posto giusto nel cervello e ripetuti nel tempo secondo il metodo dell’“apprendimento spaziato”, ecco che si fissano nella memoria a lungo termine. È in questo modo che si costituisce un sapere che non andrà a finire nella cantina della memoria dalla quale i singoli tasselli non verranno più ripescati, fino a deteriorarsi, bensì saranno riposti in ordine in quegli scaffali del nostro palazzo cerebrale, dal quale saremo in grado di andarli a ripescare quando risulterà necessario.
 
A ciò si aggiunga il fatto che la motivazione si innesca quando i ragazzi si sentono attivi e facenti parte di un progetto più grande, quando sanno che ogni loro azione ha un senso anche sociale. L’esclusione dalla possibilità di essere soggetti attivi nella costruzione di un mondo migliore e a misura di ragazzo si accompagna e forse precede quel processo di isolamentAzione (conio un neologismo per sottolinearne l’aspetto attivo) di fronte a tutti i supporti tecnologici, molto più seducenti della faticosa conquista quotidiana di uno spazio (reale, mentale, simbolico) in cui essere protagonisti.
 
A questo scopo abbiamo fatto ricerca, soprattutto in inglese, sull’entusiasmante impresa di Felix Finkbeiner, un ragazzino che a soli nove anni, nel 2007, dopo aver fatto una ricerca scolastica sui cambiamenti climatici, diede avvio a un processo di piantumazione di alberi, dapprima nella scuola, ampliando poi il progetto attraverso una fondazione, che in questi dieci anni ha piantato nel mondo ben 14 miliardi di alberi.
 

Passo dopo passo
 
Qui di seguito ripercorro le tappe del primo anno di scuola familiare.
 
Ogni singola giornata iniziava con mezz’ora circa di ballo e qualche esercizio di Braingym, per ossigenare il cervello, ma anche per attivarsi e attivare le aree cerebrali preposte all’apprendimento, nonché per alzare il tono dell'umore e partire con la giusta disposizione d’animo. Seguiva una breve meditazione per rilassarsi e, dopo essersi caricate di entusiasmo, per svuotarsi dai pesi mentali e psicologici e così trovare la giusta concentrazione.
 
Se durante la giornata era previsto il tema di italiano, la meditazione terminava con una suggestione legata al testo che avrebbero dovuto scrivere in seguito, per lasciare il cervello libero di scorazzare su un argomento, del quale, poi, avremmo ripreso le fila.
 
Dopo queste fasi preparatorie, iniziava la lezione.
 
Se si trattava di materie di studio, di solito lanciavo alcune provocazioni quali: “Che cosa vi dice questa parola? Che cosa sapete di questo argomento? Avete mai sentito parlare di...? Riuscite a vedere il legame tra questo dipinto, questo brano musicale e questo stralcio letterario?”, per agganciarmi a ciò di cui le ragazze già sapevano qualcosa. In tal modo, lasciandole parlare liberamente, iniziavano a superare la paura di parlare in pubblico e intanto si attivava il cervello all'apprendimento di nuove nozioni.
 
Il lavoro di scrittura vero e proprio, invece, proseguiva con un brain-storming su un foglio A1 steso a terra. Verso la fine della meditazione, infatti, lanciavo un'idea che poi diventava il perno attorno al quale far fluire liberamente i pensieri. Dopodiché, esaurite le idee girovaghe, chiedevo alle ragazze di selezionare tra le tante voci, quelle che suscitavano il loro maggiore interesse e di trascriverle, ciascuna per conto proprio, secondo un ordine logico. Iniziava così a strutturarsi un discorso. A quel punto, il processo di scrittura risultava relativamente facile e veloce.
 
Un'altra modalità, invece, è stata l'approccio alla scrittura creativa vera e propria. Testi brevi e divertenti sulla base di svariate suggestioni, tra le quali quelle veramente interessanti di Annamaria Testa. Un gioco, quasi, che abbiamo svolto insieme: io, per essere alla pari con le ragazze, non avevo letto le suggestioni di scrittura dell’autrice e abbiamo scritto contemporaneamente, ridendo poi dei risultati ottenuti e leggendo in seguito i commenti, per capire se e come avessimo davvero colto il nucleo cui l'autrice ci voleva portare.
 
 E veniamo infine alla lingua straniera. In primo luogo, abbiamo fatto almeno un'ora di inglese al giorno. Da un lato abbiamo ripreso la grammatica dai fondamenti, perché non avevano assimilato correttamente le strutture grammaticali di base. Dall’altro lato, però, siccome il livello di comprensione anche orale era molto alto, ho approfittato di questa disposizione delle ragazze per far ripartire il volano motivazionale: abbiamo visto insieme alcuni dei cartoni animati in inglese di Albert Barillé: “C'era una volta la terra”, una serie di puntate a sfondo ambientalista e sociale.  E così, oltre all'inglese, svolgevamo una parte delle lezioni di geografia. Oltre a ciò, abbiamo imparato alcune canzoni, scelte da loro, cantandole, traducendole, cercando di comprendere insieme quello che io chiamo “il canzonese”, tutte quelle forme contratte, ellittiche, gergali di cui la musica giovanile è intrisa.
 
 

Corpo, voce e cuore
 
Se Miriam è stata la nostra cantante ufficiale, Camilla sognava invece di fare l’attrice e ho cercato di assecondare la sua passione per il cinema cercando sul web film a sfondo storico da accompagnare alla lezione di storia; tra i tanti, abbiamo visto l'intero sceneggiato dei Promessi Sposi, anticipato o seguito a seconda dei casi, dalla lettura di alcuni brani originali di Manzoni.
 
Siccome Camilla è una cinestesica e Miriam un'auditiva, ho permesso a ciascuna loro di privilegiare i propri stili di apprendimento, utilizzando canzoni ogni volta in cui fosse possibile per Miriam, e chiedendo a Camilla di realizzare mappe mentali colorate, di tagliare e incollare, creando uno splendido lapbook che documenta le tappe principali del nostro percorso. 
Con la consapevolezza dei propri sistemi rappresentazionali privilegiati, abbiamo, però, anche cercato di utilizzare anche i canali sensoriali non preferenziali, per allenarne l'uso in qualunque contesto di apprendimento. Durante la lezione e la spiegazione, pertanto, ho utilizzato tutte e tre le modalità: visiva, auditiva, cinestesica.
 
Abbiamo inoltre cercato di accompagnare il loro percorso cognitivo con gite e uscite didattiche allo scopo di rendere lo studio, per quanto possibile, più esperienziale.
Qui di seguito alcune foto a testimonianza del percorso e la tesina interdisciplinare di Camilla sul cinema delle origini.
 
 
 

 
Attualmente entrambe le ragazze sono iscrittte al Liceo delle Scienze Umane. Alcune loro caratteristiche di fondo sono cambiate, altre sono rimaste immutate. Per esempio, ora Camilla afferma di voler diventare psicologa, perché la materia "Scienze umane" le piace davvero molto. Che cosa le aspetterà nella vita è tutto da disegnare ancora, ma quello che conta è che il presente scolastico non è più fatto di insofferenza e malessere, l'apprendimento, pur con tutti i suoi aspetti anche faticosi, inizia a dare i suoi frutti succosi.
LA MOTIVAZIONE
2016-01-19 17:59:44 - Scuola
LA MOTIVAZIONE


Abbiamo già parlato della ricompensa come strumento che un genitore o un insegnante può utilizzare per muovere la motivazione di un ragazzo allo studio e alla fatica.


La ricompensa, però ha alcuni limiti.

Intanto, la ricompensa funziona, soprattutto se inattesa. Io, per esempio, in quanto madre che sperimentava questi metodi, inizialmente acquistavo delle card tra le sue preferite, ma, anche consegnandole una sola card ad ogni pausa, con tutte le ore di studio in un pomeriggio, c’era da svenarsi. Oltre tutto, questo accumulo di card, costosissime e, per il mio gusto poco piacevoli, andava contro i miei principi. Allora ho adottato gli adesivi, faccine, animaletti: gliene consegnavo uno alla volta, ritagliato da una serie di una ventina, così, almeno, le mie tasche non diventavano verdi… 
 


In ogni caso, per rendere la ricompensa sempre inattesa occorrerebbe il cappello del prestigiatore, un’arte che non è alla mia portata e immagino che lo stesso problema riguardi la maggior parte di noi, a parte forse qualche genitore molto inventivo e creativo...

E, comunque, ma perché sempre solo cose materiali?

E, in ogni caso, che cosa fare per produrre la molecola della motivazione, la dopamina?

Un opuscolo, messo a disposizione gratuita online per genitori e insegnanti, Motivation Matters della Carnegie Foundation for the advancement of teaching mi ha offerto molte interessanti risposte.

La parola MOTIVAZIONE, dal latino movere, muovere, descrive il desiderio degli studenti di impegnarsi a studiare e a far bene. Più precisamente, gli psicologi la definiscono come “l’indirizzare energie e passione verso un risultato”; essa è ciò che dà inizio, direzione, sostegno, o arresta un comportamento. La motivazione è determinata da atteggiamenti che influenzano il livello dell’impegno degli studenti durante lo studio, cioè influenza quanto gli studenti sono attivi nel loro lavoro (di conseguenza quanto duramente lavorano) e determina la misura della perseveranza di fronte agli ostacoli.

I ricercatori hanno identificato un numero di ingredienti che contribuiscono alla motivazione degli studenti. Differiscono in peso e categorizzazione, ma tra di essi ci sono:

  • la convinzione che uno studente possa essere in grado di svolgere un compito,
  • che possieda un senso di controllo sul lavoro,
  • la comprensione del valore del lavoro,
  • l’apprezzamento di come lo studente e il lavoro siano legati a un gruppo sociale.

La motivazione, inoltre, subisce l’influenza delle

  • esperienze di vita, sia all’interno che al di fuori dell’ambiente scolastico.


Alcune ricerche recenti mostrano che il cosiddetto “stress tossico”, determinato da esperienze di vita come la fame o l’essere senza tetto, si può manifestare negli studenti sotto forma di distrazione, mancanza di autocontrollo e mancanza di fiducia negli altri. Naturalmente si tratta di esperienze estreme, che i nostri studenti di solito non conoscono, tuttavia questi studi dimostrano come le condizioni reali dell’ambiente in cui i ragazzi crescono e le differenze socio-culturali di partenza siano determinanti anche per la motivazione alla fatica e all’impegno.

Queste ricerche si concentrano sugli aspetti psicologici e comportamentali legati alla motivazione negli studenti: come gli studenti rispondono agli stimoli ad imparare, come vedono se stessi in quanto persone che apprendono, quale posto pensano di avere nella vita delle loro scuole. Un sentiero promettente e, tuttavia, ancora ampiamente inesplorato, per ottenere risultati migliori.

Si può operare una distinzione tra motivazione intrinseca e motivazione estrinseca.

In teoria, tutti gli studenti darebbero un valore intrinseco all’apprendimento: sarebbero mossi da nient’altro che la gioia di acquisire conoscenze e abilità, ma per tutta una serie di ragioni, tutto ciò non accade.

Una via d’accesso al cambiamento di comportamento degli studenti immotivati consiste nello stimolarli con incentivi esterni. C’è chi usa anche ricompense in denaro.


Tuttavia, ciò funziona se ci si concentra sul processo (l’impegno dimostrato dal ragazzo) piuttosto che sul risultato (il voto). E comunque ritorniamo sempre all’impasse cui abbiamo accennato sopra, per cui, quando la ricompensa non è più inattesa, essa va addirittura a minare il meccanismo che innesca la motivazione intrinseca.

La soluzione consisterebbe nell’uso di ricompense indirizzate ai comportamenti degli studenti, comportamenti, però, realizzabili!

Inoltre, esse dovrebbero suscitare nello studente l’interesse, ma non andrebbe “somministrata” in maniera tale da andare a minare la fiducia in se stessi.

Alcuni esempi su come motivare gli studenti, magari un po’ ovvi per molti insegnanti, ma che, in base alla mia esperienza, non sono poi così diffusi:

  • se i ragazzi non sono motivati allo studio, per esempio, della geometria, far fare loro delle misurazioni dal vivo, far fare i calcoli in base ai dati da loro stessi raccolti;
  • per motivare gli studenti allo studio delle scienze, occorrerebbe sottolineare continuamente la rilevanza pratica delle scienze nella loro vita, magari accompagnandoli a visitare musei della scienza interattivi;
  • anche per quanto riguarda la letteratura è fondamentale insistere sul legame che c’è tra il materiale studiato e le vite reali dei ragazzi, per esempio insistere sulla capacità di cogliere certe finezze psicologiche come a volte solo la letteratura ci sa mostrare;
  • vogliamo far apprezzare ai ragazzi “Quel ramo del lago di Como…” manzoniano? Chiediamo loro di descrivere con le proprie parole un paesaggio ad essi noto, da loro amato, mostriamo la descrizione di Manzoni, magari comparativamente anche le descrizioni di altri paesaggi ad opera di altri letterati, cerchiamo di farli “calare” in queste descrizioni, quindi chiediamo loro di scrivere nuovamente la propria, sulla base delle suggestioni di chi sa scrivere in un bell’italiano.


Insomma, ognuno usi la propria fantasia, ma il concetto fondamentale sta nel trovare le connessioni tra il materiale di studio (quale esso sia) e le vite reali degli studenti.

Alison Adcock, professore assistente in psichiatria e scienze comportamentali della Duke University, parla di conazione, la facoltà mentale indirizzata dallo scopo e dalla volizione. Similmente alle emozioni ha il potere di dare forma al modo in cui percepiamo e interagiamo con il mondo. Nel suo laboratorio si studia come stati della mente come il desiderio e la curiosità possano facilitare la cosiddetta "memoria motivata", cioè il modo in cui il cervello decodifica selettivamente le memorie, in base al valore che esse hanno per noi.
Secondo gli studi del suo staff, che confermano i limiti delle motivazioni estrinseche di cui sopra, ci sono due fattori che favorirebbero l'innesco della motivazione intrinseca: la conoscenza di tecniche per l'apprendimento e la sensazione di avere il potere di manipolare l'ambiente circostante. Quello che si fa ai nostri corsi, insomma.

Dunque si conferma ancora una volta l'importanza di metodi di insegnamento che comportino anche la metacognizione e la pratica, l'uso della sensorialità, il lavoro di gruppo...

E, in questo quadro, andare a premiare il processo: comportamento, attenzione, ordine, autocontrollo, interesse, curiosità (chi più ne ha più ne metta) e non il risultato finale. Esso arriverà di conseguenza. Questi atteggiamenti, disposizioni non sono un presupposto, bensì l'esito di un processo educativo.

Ma ci torneremo meglio sopra con gli importantissimi studi sul Mindset della psicologa Carol Dweck.

PERCHE' E' IMPORTANTE LA RICOMPENSA
2016-01-19 17:59:34 - Mente e cervello
PERCHE
Liberamente tradotto e elaborato con integrazioni da: Learning How to Learn, What motivates you, di Terrence Sejnowski
 
È difficile studiare quando non siamo motivati. Quando invece la motivazione è forte, lo studio risulta molto più semplice.
Ormai è ampiamente diffusa la consapevolezza che le nostre emozioni e il nostro comportamento sono strettamente collegati agli impulsi chimici che attraversano il cervello. La motivazione è controllata da una sostanza chimica chiamata “dopamina”.
La dopamina viene rilasciata dai neuroni quando si riceve una ricompensa inattesa. Questi neuroni sono raggruppati nell’area ventrale tegmentale (VTA), che si trova all’apice del tronco cerebrale e si estendono fino all’area prefrontale del cervello. Insieme ai neuroni situati nella regione immediatamente soprastante, quella dei gangli basali, sono responsabili della motivazione.
 
Area ventrale tegmentale (VTA), immagine tratta da: Dopamine and serotonin pathways, National Institutes of Health
 
 
La dopamina è un neurotrasmettitore, una della sostanze chimiche rilasciate dal cervello, che hanno un impatto profondo nella nostra mente inconscia e, di conseguenza, anche nell’apprendimento, nella capacità di prendere decisioni e persino nel discernere il valore degli input sensoriali.
I circuiti cerebrali che sottostanno alla ricompensa sono gli stessi che ci inducono ad azioni biologicamente necessarie come mangiare, riprodursi, sentirsi bene.
 
Molecola di dopamina, immagine tratta da: Dopamine -3d-CPK, Sbrools
 
Inoltre, la dopamina è coinvolta nella capacità di previsione di ricompense future, non solo di ricompense nel momento presente. Questa è una delle ragioni per cui possiamo motivarci a fare cose che potrebbero fornire una ricompensa, non nel momento presente, bensì nel futuro.
Le droghe, gli alcoolici, così come altre forma di dipendenza come il fumo, la passione per il gioco d’azzardo, per le scommesse, per le slot machines, si impadroniscono del sistema delle ricompense,  aumentano artificialmente la produzione di dopamina, facendo credere al cervello che qualcosa di meraviglioso sia appena accaduto, quando invece è accaduto esattamente il contrario. Poiché le droghe aumentano ampiamente la produzione di dopamina, il corpo si adatta riducendo il numero di recettori. Per questo motivo le droghe sono causa di smania e dipendenza, deviano la capacità di agire in piena coscienza e consapevolezza e portano addirittura a provare motivazione per azioni in realtà dannose. La perdita di neuroni della dopamina porta alla caduta della motivazione e anche all’anedonia, cioè all’incapacità di provare piacere e interesse anche verso attività che in passato davano piacere.

Non vi è più alcun dubbio che le emozioni incidano nettamente sui risultati scolastici. Le ricerche più recenti hanno dimostrato che le emozioni sono strettamente legate con la percezione e l’attenzione e interagiscono con l’apprendimento e la memoria.
L’amigdala, una struttura cerebrale a forma di mandorla, situata alla base del cranio, è uno dei centri più importanti in cui la cognizione e le emozioni sono integrate. L’amigdala è parte del sistema limbico, che insieme all’ippocampo è coinvolto nel processo di memorizzazione, nella capacità decisionale e nella regolazione delle reazioni emotive.
Per questi motivi, se uno studente viene ricompensato o si autoricompensa dopo una sessione di studio, si va ad accrescere la funzionalità del sistema produttivo della dopamina. In termini più tecnici si parla di rinforzo positivo.
Insomma, gli studenti devono essere felici, per riuscire a dare il meglio di sé.
Le emozioni e il sistema neuromodulatorio (che regola i neurotrasmettitori) sono più lenti della percezione e dell’azione, ma non sono di minore importanza per un apprendimento efficace.

Nei percorsi di Naturalmente Imparo! si considera come ricompensa anche il fatto di imparare a valorizzare e a potenziare le proprie specificità cognitive. 
ALTERNARE STUDIO E RIPOSO
2015-11-20 11:54:58 - Mente e cervello
ALTERNARE STUDIO E RIPOSO

I nuovi studi sul cervello umano e sul suo funzionamento ci aiutano a rompere con alcuni usi invalsi nel passato, di cui tanta parte della scuola è ancora permeata. È ormai ampiamente provato che occorrono solo alcune nozioni di base su come funziona il cervello e la conoscenza di alcune strategie, per apprendere in maniera più semplice.

STRUMENTI E CONSIGLI
2015-09-30 07:41:41 - Scuola
STRUMENTI E CONSIGLI

IL TIMER

Il primo consiglio che dò a genitori e a studenti con difficoltà di apprendimento o che presentano sintomi psicosomatici legati allo studio, è: USATE UN TIMER. Ne esistono di vari tipi, da quello del forno della cucina, ai timer “professionali”, a quelli “pupazzosi” che piacciono tanto ai più piccoli, dalle forme più svariate. In realtà, chiunque lavori con il cervello, potrebbe adottare questa strategia, perché riduce notevolmente lo stress. Vediamo come funziona.
 

  1. Puntate il timer per 25 minuti.

Durante i 25 minuti evitate ogni tipo di distrazione:

  • spegnete la televisione, silenziate il cellulare o gni tipo di avviso elettronico proveniente da computer, tablet, etc.;
  • chiedete a genitori, fratelli, amici di non disturbarvi.

Focalizzatevi sul presente. Il momento di disagio che spesso (a volte sempre) precede una sessione di studio, sparirà non appena entrerete nel processo.

Rimanete quanto più concentrati possibile.
 

  1. Quando il timer suona, fate una pausa, puntando nuovamente il timer, questa volta per soli 5 minuti.

Durante questa pausa datevi una ricompensa!

Potrete occuparvi di tutto quello che avete lasciato in sospeso, mail, sms, etc…, oppure gratificarvi con un frutto succoso, una caramella, un caffè, se siete adulti.

Ai genitori consiglio di tenere una riserva di pacchetti delle figurine preferite di vostro figlio e donargli una figurina ad ogni pausa (un intero pacchetto alla volta diventa piuttosto oneroso).
 

  1. Fate due o tre sessioni di studio con pause brevi, poi concedetevene una più lunga, di 15-30 minuti, a seconda della quantità di compiti che dovete ancora eseguire, sempre seguendo le istruzioni riportate sopra.

Siate rigorosi nel rispettare gli orari del timer! Il che vuol dire: potreste decidere di studiare per 30 minuti invece che per 25, oppure per 20 minuti. La cosa importante è: evitate di prendere tempo durante la pausa e di usarla come pretesto per non ricominciare.

Bastano anche due o tre sessioni di studio al giorno con questo metodo, per vedere già dei miglioramenti!

Per approfondire leggi l'articolo IL TIMER.



 

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