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PRESENTAZIONE

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lara strada
 

impariamo ad imparareLearning How to Learn, cioè Imparare ad imparare

In quanto madre che si misurava con una scuola sovente poco calata nella realtà fisica, corporea ed emozionale dei ragazzi, e in quanto potenziale insegnante, penalizzata dalla riduzione delle cattedre di lingua tedesca nelle scuole italiane, imparare ad imparare era diventata una necessità quotidiana.

Da anni ero incuriosita dalle metodologie di apprendimento efficace e divertente, dalle strategie di memoria e dalla comunicazione efficace con i ragazzi, con la speranza di trovare il modo di mantenere accesa la naturale curiosità che, vivissima nei bambini, si affievolisce man mano che crescono.

Gli insegnanti si trovano a lavorare in condizioni spesso logoranti, in classi stipate di ragazzi, a volte iperprotetti dalle famiglie, solitamente sovraccaricati di compiti, che sempre più spesso esprimono il disagio in maniera introflessa, con manifestazioni psicosomatiche, o estroflessa, con forme di prevaricazione (leggi: bullismo), o di indisciplina coercibile solo attraverso l’uso di minacce o di interventi superiori.

Le famiglie, dal canto loro, si trovano a trascorrere interi pomeriggi e week-end impegnati nei compiti, a interrogare figli sempre più stanchi, demotivati, irraggiungibili.

La distanza tra l'istituzione scolastica e le famiglie sta aumentando.

Da una parte, un nozionismo che rasenta la follia, con lo spettro che si agita dietro le quinte della competizione con i giganti del mondo, Cina, Corea del Sud (dove, per inciso, si rileva il più alto tasso di suicidi tra gli adolescenti a livello mondiale), non fa che acuire lo scollamento tra la vita scolastica e quella reale.

impariamo ad imparareDall'altra ragazzi sempre più demotivati e indisciplinati, nelle cui menti trovano sempre più ampio spazio tutte le proposte della società dei consumi.
 
Raccolte di card, strategie di gioco, armi di un Pokémon o di Yu-Gi-Ho, principesse o Winx alle prese con avventurosi smalti, rossetti da grido e magiche pozioni, ipnotici videogiochi, cartoni animati a ruota perpetua, smartphone, iPod, iPad, tablet, Wii, Nintendo DS, 3DS, ultradimensionali: in tutto questo pieno, quale posto spetta alla scuola? Al sapere?
 
Dobbiamo forse rassegnarci a considerare come apprendimento anche tutta questa pletora di distrazioni?

E come fare a mediare anche altri contenuti che sperabilmente, una volta adulti, faranno provare ai nostri ragazzi il piacere di un lavoro gratificante, l’amore per una disciplina, fosse anche l’uso della sega cantante?

Questo quadro, ampiamente foraggiato da circa trent’anni di attacchi diffamatori alla classe dei “professori”, ha portato ad un irrigidimento degli insegnanti che, a fronte degli attacchi subiti, si sono sempre più cautelati in una rincorsa affannata ai programmi, a discapito spesso della reale acquisizione dei contenuti, in classi stipate fino a 28 ragazzi.

Risultato: una netta contrapposizione tra insegnanti e famiglie ad ulteriore detrimento dei ragazzi.

Sopravvissuti, pur tra pianti ed alti lai per alcuni anni allo sfacelo socio-culturale circostante, abbiamo deciso di ritornare bambini, curiosi di imparare, nel desiderio di ridere, sorridere, costruire, amare.

E l’amore (per la cultura, per la poesia, per l’apprendimento, per la musica, per l’arte, per un mestiere) è la sola chiave di volta per tornare a essere propositivi, costruttivi, a fare cultura viva.

impariamo ad imparare

La scienza sta dimostrando che la mente può essere guidata. I circuiti neuronali possono essere cambiati. Tutti possiamo imparare e iniziare a vivere di nuovo. La vita è cambiamento, armonico fluire.

Lara Strada
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